Provaci ancora, Sam

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In programma il 23 agosto alle 21 su Paramount, Provaci ancora, Sam è uno dei più divertenti film di Woody Allen. Malgrado la regia sia firmata Herbert Ross, la pellicola è infatti tratta da un omonimo spettacolo teatrale del commediografo newyorkese.

Come spesso accade quando si tratta di Woody Allen, il film è un parodico omaggio a un celebrato classico della cinematografia (si pensi a Stardust → , oppure a Deconstructing Harry → Il posto delle fragole). In questo caso, Casablanca.

Il protagonista Allan Felix (Woody Allen) è un critico cinematografico che idolizza il personaggio di Rick, interpretato da Humphrey Bogart. Classico personaggio alleniano, è nevrotico, erotomane e sociopatico. Appena uscito da un divorzio burrascoso, viene spinto dall’amica Linda (Diane Keaton), moglie del migliore amico Dick (Tony Roberts), a tentare esuberanti e catastrofici approcci con svariate donne seguendo svariati metodi. Sentimento ci cova.

Si tratta del primo incontro cinematografico Allen-Keaton, principio di un celebrato e sfavillante sodalizio che regalerà perla dopo perla. Questa è la prima della collana.

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Irrational Man – Woody Allen, 2015

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Il professore di filosofia Abe Lucas (Joaquin Phoenix) versa in una profonda crisi depressiva fino a quando la relazione con una sua studentessa, Jill Pollard (Emma Stone), lo porta casualmente ad ascoltare una conversazione che muterà profondamente la sua percezione della realtà.

Critica

La pur valida interpretazione di JP non può salvare un film estremamente fragile, che si regge su una trama piatta e senza sussulti e una regia anonima e approssimativa. Una buona parte del film consiste nei dialoghi, in cui Allen palesa ancora una volta di aver perduto non soltanto l’arguzia e la freschezza del comico, ma anche la profondità e l’ampiezza filosofica che ne aveva contraddistinto gran parte della precedente filmografia.

Pallidi echi di Dostoevskij, insieme a triti dilemmi etici (è giusto perseguire il male a fin di bene?) e rimasticature di temi rimasticati (questo da “Match Point”, a sua volta da “Crimini e Misfatti”) accompagnano uno spettatore annoiato verso l’inevitabile conclusione, beffarda ma prevedibile, di una vicenda che non meritava di essere raccontata.

Rimane un po’ di noia, e anche un po’ di nostalgia per il regista che fu.

3/10

9 marzo, Rai Movie 23:05 – Io ed Annie, Woody Allen, commedia. Recensione di RC

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TRAMA

Il comico Alvy Singer (Woody Allen) racconta la sua relazione con Annie Hall (Diane Keaton). Riflettendo su psicanalisi, depressione e sessualità, tenterà una summa paradigmatica delle relazioni sentimentali fra uomo e donna.

CRITICA (attenzione: può contenere spoiler)

Considerato uno dei migliori film di Woody Allen, nonché una delle migliori commedie di sempre, Annie Hall rivela un Allen tremendamente autentico, che mostra irresistibili monologhi, lampanti insicurezze e illuminanti colpi di genio. Il film è supportato dalla strepitosa simbiosi artistica fra Allen e Diane Keaton e dalla poesia urbana di una New York variegata e vivace, che il regista coglie, come è solito fare, con grande abilità scenografica.

Di certezze ve ne sono poche, il maggior merito del film è infatti sollevare dubbi sulle convenzioni sociali, le convinzioni culturali e i condizionamenti psicologici che regolano i rapporti di coppia, ritraendo l’uomo moderno in bilico fra carenze affettive, inossidabili nevrosi e desiderio di affermazione professionale. Posseduto dallo spirito di un nichilismo farsesco, il film spodesta l’amore dal regno dell’eternità, lo colloca nella cinica immanenza del XX secolo e lo incarna in un fiore, destinato a sbocciare ma anche, inevitabilmente, a sfiorire.

Importante anche la cifra stilistica, composta da inquadrature generalmente più lunghe della media e da alcune scelte bizzarre ma azzeccate, come ad esempio la frequente (ed esilarante) rottura della quarta parete, che amplifica il coinvolgimento del pubblico.

8/10

“4 top e 1 flop: Woody Allen”, di I.S.

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Woody Allen, nato Allan Stewart Konigsberg, comincia da giovanissimo a farsi notare per la sua travolgente creatività e il suo raffinato umorismo, tanto che all’età di diciannove anni comincia a lavorare per la ABC come autore di testi comici. Il primo lungometraggio arriva nel 1966 (Che fai, rubi?), seguito da una lunghissima serie.

Nella sua filmografia Allen accosta tematiche contemporanee come la crisi del rapporto di coppia e la critica della società americana influenzata da falsi idoli e miraggi di facili successi a temi tradizionalmente trattati nella letteratura e nel cinema europeo, come l’omicidio, la colpa, il nichilismo. A questo proposito è netta l’influenza di Dostoevskij e Bergman. Molto presente anche la cultura ebraica, oggetto di una satira feroce e generatrice di plurimi sensi di colpa, e la psicanalisi (Freud in particolare) in quanto indagatrice di pulsioni sessuali che la società e la tradizione culturale catto-giudaica si sforzano di reprimere.

Vi proponiamo qui quattro top e un flop: ovvero, quattro opere che per profondità ed ampiezza sono massimamente rappresentative della poetica di Allen, e una ciofeca clamorosa che dimostra come anche i migliori possano sbagliare. La scelta è stata particolarmente difficile perchè Woody Allen, oltre ad essere particolarmente prolifico, tratta insistentemente le stesse tematiche in diversi film. Il criterio della varietà è stato quindi determinante nella compilazione di questa classifica.

4° “Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere), 1973

Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso ma non avete mai osato chiedere

Sequela di irresistibili e surreali gag, indovinate un po’, sul sesso. Un classico della commedia di Allen per bonaria provocazione, fantasia, sarcasmo. Il tema del sesso come motore immobile di ogni impulso alla socialità è ricorrente nella sua filmografia, ed è colorito di ineluttabilità freudiana, rimorso colpevolista catto-giudaico e ironia scanzonata e farsesca. Tuttora (è proprio l’aggettivo giusto) godibilissimo.

3° “Amore e guerra”, 1975

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Ancora una farsa, questa volta in costume, nella Russia a cavallo fra XVIII e XIX secolo. Woody Allen è un codardo matricolato che viene spedito in guerra e poi, sotto mentite spoglie, ad assassinare Napoleone. Forse il suo film più esilarante, è sicuramente uno dei più colti, in cui si colgono echi di filosofia esistenzialista e grande letteratura europea (russa in particolare). L’inesauribile comicità è tanto profonda da lasciare, dopo il suo passaggio, un vago sapore di malinconia.

2° “Manhattan”, 1979

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Uno dei migliori film sui rapporti di coppia, sull’amicizia, sull’egoismo, sulla meschinità, pur non essendo ascrivibile nell’elenco copioso dei “drammatici”. Memorabile la fotografia in bianco e nero e la sequenza di apertura sulle note di Gershwin, è anche uno splendido ritratto di New York, città che Allen idolatra e che lo ricambia donandogli una perpetua, travolgente ispirazione. Magnifico.

1° “Crimini e misfatti”, 1989

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Il maggior cruccio di Allen, e che traspare dai suoi film, è forse quello di non essere mai riuscito ad affermarsi come regista puramente “drammatico”. Viene detto chiaramente in “Stardust Memories” (1980), ma anche in numerosi altri film in cui l’ammirazione per Bergman, Antonioni e Fellini sconfina in un parodismo talvolta frustrato. Ebbene, si può dire che con “Crimini e misfatti” Woody Allen ci vada veramente molto vicino. Lo splendido parallelismo fra un medico di successo tormentato dai sensi di colpa e un regista fallimentare tormentato dall’invidia è un sunto dell’intera poetica di Allen: l’assenza di Dio e di giustizia è un fatto acclarato nel momento in cui entrambe le situazioni si risolvono in maniera tanto improvvisa quanto paradossale. Di fronte alla disperazione non rimane che la risata, e in questo Allen è ancora più realistico dei grandi tragediografi: la vita è più spaventosa della morte, perchè obbliga l’individuo a convivere con il lato tragico dell’esistenza.

IL FLOP: “Midnight in Paris”, 2011

“Midnight in Paris” è poco più un esercizio di stile dove l’autore ripercorre i miti culturali ed artistici che lo hanno influenzato, riflette sulla natura del rapporto sentimentale e sulla creazione artistica, e purtroppo ripropone meccanicamente gli stessi schemi e le stesse strutture narrative che hanno marcato gran parte della sua produzione cinematografica.