Un uomo a nudo

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Saranno state le quattro del pomeriggio quando mi è caduto l’occhio su un bizzarro fotogramma come questo. Seguivo la tv distrattamente e avevo notato questa profusione di villette americane con piscina. Mi sono incuriosito dopo aver riconosciuto il faccione di un attempato Burt Lancaster. Premo allora il bottone “info” del telecomando e imparo

  1. che la trama narra di un tizio che ricostruisce gli avvenimenti della propria vita passando di piscina in piscina in un ricco neighborhood americano.
  2. che il film è diretto da Sidney Pollack.

Le informazioni e la trama delirante sono più che sufficienti per convincermi ad abbandonare i programmi più seri e mettermi a seguire il film con più attenzione. I primi 45 minuti sono un supplizio. Burt occhieggia e sorride come uno sgombro, dialoghi stucchevoli, eventi inverosimili, intollerabili slow motion. Penso quasi di abbandonare, poi qualcosa cambia.

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Il protagonista sembra inizialmente un membro accettato e stimato della ricca borghesia, la mitica upper middle class. Ma gradualmente emergono incongruenze, dissonanze, stranezze, incomprensioni.

In un surreale road movie, o meglio pool movie, di piscina in piscina, il protagonista prende coscienza, e noi con lui, dei vari fallimenti, delle meschinità, dei tradimenti con cui ha macchiato una vita apparentemente – ma solo apparentemente – perfetta, ovvero perfettamente sovrapponibile al modello stereotipico del sogno americano.

Il più classico American dream poggia infatti sui tre cardini della famiglia, del prestigio sociale e della prosperità economica, princìpi che il personaggio interpretato da Burt Lancaster vede progressivamente dissolversi. Il risultato è un film che disturba nel profondo, quasi inquietante, eppure magistrale per come trascina impercettibilmente lo spettatore verso una deriva troppo ridicola per essere tragica, eppure troppo tragica per essere ridicola.

Si oscilla così infine fra il riso e l’angoscia (quasi si ode un eco kierkegaardiano), perchè Un uomo a nudo (originale: The Swimmer) non parla della ricca borghesia americana, nè è una biografia romanzata. Il film parla della condizione alienante di ogni individuo nella società moderna, ove affetti, denari e prestigio sono indissolubilmente legati. E al mancare dell’uno, gli altri vengono meno, o nel migliore dei casi si rivelano insufficienti.

E dopo averlo visto, mi spiego la citazione sulla locandina: “when you talk about The Swimmer, will you talk about yourself?”

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