The Bravados

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Questo datato Western con Gregory Peck offre buoni spunti di riflessione.

Il ranchero Jim (G. Peck), in seguito allo sterminio della propria famiglia, si getta in una forsennata caccia all’uomo. I quattro assassini vengono raggiunti uno dopo l’altro, isolati e brutalmente assassinati. Fino al colpo di scena: ops, forse i colpevoli non sono loro. Forse.

Al di là dello stucchevole finale tendente al sacro, e malgrado una sceneggiatura farraginosa e a tratti prevedibile, il film è una matura meditazione sulla logica della vendetta, sulla sua legittimità e sulle sue conseguenze. L’elemento di disorientamento psicologico del protagonista è quasi una novità, paragonabile, per certi versi (e per certi no) al celebre Sentieri Selvaggi.

Soprattutto, viene intaccata la matrice di senso del film, che si fonda interamento sul meccanismo ancestrale di stimolo e reazione, torto e vendetta. Tolto il primo, la seconda fase decade, perde di significato, si annichilisce, lasciando nulla che non sia la primordiale violenza dell’individuo inerme di fronte alla sorgente primigenia di ogni dolore: il destino.

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