Provaci ancora, Sam

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In programma il 23 agosto alle 21 su Paramount, Provaci ancora, Sam è uno dei più divertenti film di Woody Allen. Malgrado la regia sia firmata Herbert Ross, la pellicola è infatti tratta da un omonimo spettacolo teatrale del commediografo newyorkese.

Come spesso accade quando si tratta di Woody Allen, il film è un parodico omaggio a un celebrato classico della cinematografia (si pensi a Stardust → , oppure a Deconstructing Harry → Il posto delle fragole). In questo caso, Casablanca.

Il protagonista Allan Felix (Woody Allen) è un critico cinematografico che idolizza il personaggio di Rick, interpretato da Humphrey Bogart. Classico personaggio alleniano, è nevrotico, erotomane e sociopatico. Appena uscito da un divorzio burrascoso, viene spinto dall’amica Linda (Diane Keaton), moglie del migliore amico Dick (Tony Roberts), a tentare esuberanti e catastrofici approcci con svariate donne seguendo svariati metodi. Sentimento ci cova.

Si tratta del primo incontro cinematografico Allen-Keaton, principio di un celebrato e sfavillante sodalizio che regalerà perla dopo perla. Questa è la prima della collana.

9 marzo, Rai Movie 23:05 – Io ed Annie, Woody Allen, commedia. Recensione di RC

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TRAMA

Il comico Alvy Singer (Woody Allen) racconta la sua relazione con Annie Hall (Diane Keaton). Riflettendo su psicanalisi, depressione e sessualità, tenterà una summa paradigmatica delle relazioni sentimentali fra uomo e donna.

CRITICA (attenzione: può contenere spoiler)

Considerato uno dei migliori film di Woody Allen, nonché una delle migliori commedie di sempre, Annie Hall rivela un Allen tremendamente autentico, che mostra irresistibili monologhi, lampanti insicurezze e illuminanti colpi di genio. Il film è supportato dalla strepitosa simbiosi artistica fra Allen e Diane Keaton e dalla poesia urbana di una New York variegata e vivace, che il regista coglie, come è solito fare, con grande abilità scenografica.

Di certezze ve ne sono poche, il maggior merito del film è infatti sollevare dubbi sulle convenzioni sociali, le convinzioni culturali e i condizionamenti psicologici che regolano i rapporti di coppia, ritraendo l’uomo moderno in bilico fra carenze affettive, inossidabili nevrosi e desiderio di affermazione professionale. Posseduto dallo spirito di un nichilismo farsesco, il film spodesta l’amore dal regno dell’eternità, lo colloca nella cinica immanenza del XX secolo e lo incarna in un fiore, destinato a sbocciare ma anche, inevitabilmente, a sfiorire.

Importante anche la cifra stilistica, composta da inquadrature generalmente più lunghe della media e da alcune scelte bizzarre ma azzeccate, come ad esempio la frequente (ed esilarante) rottura della quarta parete, che amplifica il coinvolgimento del pubblico.

8/10