Memorie d’Ombra

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Dalla retrocopertina:

‘Un giovane scrittore logorroico appassionato di mitologia e ossessionato dalla morte torna al suo paese natale. In piena crisi creativa fa una gita al cimitero, si innamora di una defunta, poi di una donna viva, che lascia per la defunta. Fra ricordi, leggende e allucinazioni compie un percorso tortuoso che lo conduce a un’insperata illuminazione, il cui risultato è proprio questo libro.

“Memorie d’Ombra” è un romanzo di formazione atipico, in cui la narrazione vivace si alterna alla digressione colta mentre passato, presente e futuro si intrecciano caoticamente. Ma è anche una lucida riflessione sulla condizione umana e sul Grande Tabù della nostra epoca, la morte.’

Lo si può ordinare qui e qui, oppure nella vostra libreria di fiducia.

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Due parole dell’autore:

 Come molti romanzi d’esordio, ‘Memorie d’Ombra’ ha una forte componente autobiografica, percepibile non tanto attraverso gli avvenimenti, quanto piuttosto attraverso i luoghi, le descrizioni, le personalità che si incontrano lungo la storia.

Ma la domanda che sorge legittimamente di fronte a qualsiasi romanzo è, “che cos’è il libro al di là dell’autore?”. Nelle prossime righe tenterò di rispondere a questa domanda fornendo alcune tracce che conducono alla mia interpretazione (certamente non è l’unica, né necessariamente la migliore).

1. Copertina

È il quadro di un pittore francese simbolista, Odilon Redon, artista straordinario che conobbi qualche anno fa grazie alla cultura enciclopedica di un amico, un eccentrico nobile palermitano (ma questa è un’altra storia). Il quadro si intitola “Vetrata”, e rappresenta (indovinate un po’) una vetrata. Ma rappresenta anche un’opposizione, fra l’aura drammatica che aleggia nella chiesa, dove uno strano personaggio, forse una donna, regge un teschio, simbolo di mortalità, e dall’altro lato il variopinto splendore della vetrata, simbolo di luminosa speranza ma anche di insondabile distanza, poiché il vetro separa l’osservatore dalla luce.

La pittura simbolista si fonda inevitabilmente sulla nozione di simbolo, parola greca che deriva da syn+bole, ovvero “getto-insieme”. Il symbolon in origine era infatti una tavoletta di terracotta che veniva spezzata fra due individui legati per la prima volta dal sacro vincolo dell’ospitalità. Ciascuno tornava a casa con la propria tessera che tuttavia, a causa della propria frammentarietà, rimandava necessariamente al pezzo mancante. Dunque il simbolo è qualcosa che rimanda a qualcos’altro.

Ebbene, anche il libro gioca continuamente con questo rimando fra simbolo e simboleggiato, specificamente fra vita e morte, che sono legate in tal modo che una rimandi all’altra costantemente. Il romanzo è concepito come un modo per infrangere quella vetrata e ricongiungere i frammenti della tessera, ristabilendo una relazione perduta con una dimensione più consapevole della propria umanità.

2. Memorie

Il rapporto col tempo è una caratteristica essenziale degli esseri umani. Il tempo degli esseri umani è limitato, eppure non sempre gli individui riescono a stabilire con il tempo un rapporto sano. L’uomo moderno cede gran parte del proprio tempo per denaro, eppure il tempo è il bene più prezioso a nostra disposizione. Sembra inoltre che al giorno d’oggi l’alternativa sia fra impiegare il tempo per ricavarne denaro, oppure effettuare un drastico cronocidio per mezzo di futili divertissement, droghe mentali o sintetiche.

Il tempo del romanzo è ‘vuoto’, nel senso che le vicende che si susseguono rapidamente nel romanzo non ne costituiscono il fulcro, che è piuttosto da ricercare nel percorso di formazione del protagonista, come è naturale che sia per un romanzo di formazione. Il percorso di formazione narrato non è inoltre lineare, limpido come la parabola di un proiettile in un problema di fisica, piuttosto è accidentato, confuso e ingarbugliato come i passi di un viaggiatore che si è smarrito in un bosco.

Il concetto di memoria è importante, non solo per stabilire un rapporto autentico col tempo, ma anche perché la memoria storica aiuta a relativizzare le nostre prospettive intellettuali, troppo spesso limitate dall’epoca e dal vissuto personale. Le digressioni mitologiche all’interno del romanzo non sono semplice aneddotica, rispecchiano la volontà del protagonista di confrontarsi con paradigmi esistenziali antecedenti o alternativi al proprio.

3. Ombra

Ombre sono i ricordi, ombra è il mistero, il timore, la malinconia, ma anche la morte. Il tramonto degli ideali tradizionali ci ha lasciato a un’epoca buia in cui la smisurata libertà dell’individuo è raggiunta soltanto dalla sua incapacità di servirsene. I tabù tradizionali, come il sesso, l’ateismo, l’edonismo, sono crollati, ma al loro posto ne è sorto un altro: la morte.

Della morte, dell’ombra, non si parla, nonostante rappresenti una certezza inossidabile e ci spinga perciò a considerare attentamente il nostro rapporto con il tempo che abbiamo a disposizione. La morte è ghettizzata, così come lo sono i morti, nascosti nei cimiteri e negli ospedali. L’uomo non è mai stato così libero, eppure il suo rapporto con la morte non è mai stato così infantile.

La maturità del protagonista (e dell’individuo contemporaneo) può raggiungersi soltanto mediante una rivincita dell’ombra, presupposto necessario per l’adesione a un’esistenza che non si rifugi nella parzialità di un’illusione, e sia invece espressione pura di autenticità.

Rudi Capra

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