I Tre Assiomi del buon Cinema Horror

Ho sempre considerato il genere Horror come uno dei più affascinanti, e tuttavia fra i più difficili da coniugare artisticamente. Costretto per definizione a coinvolgere emotivamente il pubblico suscitando disgusto, orrore o meraviglia (preferibilmente tutti e tre insieme), l’Horror è costantemente in bilico fra il rischio di tracimare nel banale, o peggio, nel ridicolo, e l’incapacità di valicare la soglia del coinvolgimento emotivo. Elenco dunque tre caratteristiche, condizioni talvolta necessarie e spesso sufficienti, che non di rado determinano in positivo la qualità di un horror.

  1. Prolungamento della Tensione Narrativa
Finestra_che_ride.jpg

La casa dalle finestre che ridono, P.Avati.

Gran parte dei film horror abbinano un primo tempo ritmato e martellante a un secondo tempo fiacco e prevedibile. Ad esempio Halloween (1978) o Nightmare on Elm Street (1984), o per citare un esempio più recente, Babadook (2014). A una prima fase, in cui vengono presentati una serie di eventi inquietanti e inspiegabili, viene data un’interpretazione, a beneficio sia dei personaggi sia dello spettatore; la seconda fase, che segue tale spiegazione o chiave dell’enigma, quasi sempre prevede uno scontro aperto fra i personaggi e i poteri che li minacciano. Ed è proprio in questa fase che la struttura narrativa del film, volgendosi da un’atmosfera inquietante ed elusiva a un più puro cinema d’azione (venato di splatter) collassa su sè stessa.

Un buon horror rimanda lo scioglimento della suspence, e mantiene invece un clima di impenetrabile tensione per liberare soltanto nel finale, in maniera subitanea e improvvisa, le soluzioni degli enigmi che si erano accumulati lungo il percorso. Esempi di questo modello potrebbero essere Psycho (1960), Rosemary’s Baby (1968), La casa dalle finestre che ridono (1986), ma anche il vetusto Cabinet of Dr. Caligari (1920).

2. Ambientazione Chiusa

thing-1982-03-g.jpg

La Cosa, J.Carpenter.

Un ottimo espediente, non solo per suscitare un senso d’angoscia nello spettatore, ma anche per giustificare la costrizione di un gruppo sociale in un rigido schema narrativo che spesso prevede una serie di eliminazioni singole e raccapriccianti e che potrebbe altrimenti risultare triviale e ingiustificato, o semplicemente piatto, come nei vari sequels di Nightmare Halloween, o in I know what you did last summer (1997), o in The Conjuring (2013). Chiunque infatti, davanti a un horror, potrebbe chiedersi: perché il protagonista, o chi per lui/lei, non lascia immediatamente quel luogo/cimitero/casa infestata invece di indugiarvi malgrado gli evidenti pericoli?

Semplice: perché non può. Questo è il caso di La notte dei morti viventi (1968) ambientato in una casa da cui i personaggi non possono uscire, Alien (1979) ambientato in una nave spaziale, The Thing (1982) ambientato al Polo Sud.

3. Plausibilità

repulsion-1.jpg

Repulsion, R.Polanski.

Ebbene, sì. Che bisogno c’è di plausibilità in un film horror, che per sua stessa costituzione indaga il soprannaturale? E invece, riprendendo una distinzione cara a Todorov (1970), quella fra “fantastico” e “meraviglioso”, uno stesso elemento, ad esempio uno spettro, può (anzi, deve) essere terrificante in un Horror, non terrorizza nessuno invece in un Fantasy. Lo stesso si dica per una strega, un troll, una creatura demoniaca o quant’altro.

Questo accade perché l’elemento fantastico nel genere Fantasy (trasfigurazione del merveilleux di Todorov) è una regola, mentre nell’Horror è un’eccezione vissuta con angoscia e terrore. Per questo motivo l’Horror deve tendere al soprannaturale e al fantastico senza dimorarvi troppo a lungo. E per la stessa ragione le “viscide e ripugnanti creature” del Seme della Follia (1994) non sono credibili e spaventose quanto gli aggraziati gesti della bella Carole in Repulsion (1965), un horror memorabile seppur non tenda quasi mai al merveilleux e rimanga invece ancorato allo spazio, rigorosamente naturale, dell’étrange, ovvero l’insolito, il raro, l’implausibile.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...