Filosofia della Contraddizione – East & West

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Manoscritto del Sutra del Diamante.

Buona parte della storia filosofica in Occidente si è sviluppata sotto l’egida e l’influenza del pensiero aristotelico, che contribuì a plasmare il moderno pensiero scientifico, il concetto stesso di metafisica e la logica classica. Assunto cardinale del pensiero aristotelico (e raramente discusso nella filosofia che seguì) è il principio logico di non-contraddizione (LNC), espresso nella Metafisica dalla celebre formula “È impossibile che il medesimo attributo, nel medesimo tempo, appartenga e non appartenga al medesimo oggetto e sotto il medesimo riguardo”. Tale principio si raffigura logicamente come             ~(A ∧ ~A), in parole povere un determinato oggetto (o proposizione) non può essere e non essere (vero o falso) allo stesso tempo. Ad esempio, un gatto non può essere allo stesso tempo vivo e morto.

Uno spunto antitetico si trova nel Sutra del Diamante, che sviluppa in varie occasioni un ragionamento agli antipodi:

“Subhuti, that which is called the Buddha Dharma is not the Buddha Dharma; therefore it is called the Buddha Dharma”.

“The Buddha teaches that “prajna paramita” (perfection of wisdom) is not prajna paramita. Therefore it is called prajna paramita”.

Lo schema logico di tale formula è “A non è A; dunque, è A”, e consegue direttamente da un’interpretazione del mondo fondata non sulle categorie di sostanza ed essere, ma piuttosto su quelle di inter-connessione e impermanenza. In breve, sono qui opposte due verità, coesistenti e coincidenti, eppure diverse: la verità convenzionale, della vita di tutti i giorni, ove gli oggetti hanno una precisa identità e un’altrettanto precisa denominazione, e la realtà ultima, che consiste in un regime dinamico di compenetrazione e co-reciprocità di tutti i fenomeni dell’universo, in cui ogni discriminazione dualistica viene abolita e nemmeno la distinzione fra vivo e morto, esistente e non-esistente ha un senso.

Interessante notare (già stato fatto in numerosi trattati) le affinità fra alcune millenarie tradizioni buddhiste e la moderna fisica quantistica: secondo il principio di sovrapposizione, la realtà a livello subatomico è intrinsecamente contradditoria in quanto

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Fortunatamente il principio di sovrapposizione non si applica negli stati macroscopici della realtà. Dunque il suddetto gatto non contraddice la logica aristotelica

il medesimo oggetto può trovarsi al medesimo tempo in due stati logicamente
contradditori. A questo principio fa riferimento il celebre esempio del gatto di Schrödinger, un paradosso secondo il quale un gattino rinchiuso nella speciale scatola
di Schrödinger potrebbe essere simultaneamente sia vivo che morto.

Miracoli della natura. O orrori della filosofia?

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