I 10 migliori romance-movies

Perchè in fondo siamo ancora in un’epoca romantica, nel senso che tuttora dipendiamo in larga parte da un insieme di valori e credenze plasmate dal Romanticismo, i cui tratti estetici dominanti sono la ricerca dell’avventura, del mistero, dell’esotismo, e soprattutto dell’irrazionalità folle e incondizionata.

Ecco qui dunque proposta (se ne potrebbero stilare molte altre) una classifica di 10 tra le più influenti storie d’amore del cinema. Ho badato soprattutto a non ripetere autori e “correnti” (ma non potevo non includere i due di Bertolucci) e a considerare soltanto film in cui la storia d’amore è il soggetto principale (e non secondario). Ci sono comunque degli esclusi eccellenti, ma tant’è, questi sono secondo me i romance più belli.

10° “Come eravamo”, S. Pollack, 1973.

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Agrodolce melodramma in classico stile USA che annovera fra gli interpreti Barbra Streisand e uno smagliante Robert Redford. Malgrado una sceneggiatura a tratti bucherellata, è divenuto un cult grazie alla celebre colonna sonora (la stessa Streisand), all’efficace caratterizzazione dei personaggi e forse anche al maglione bianco a collo alto sfoggiato da Redford.

9° “Irma la dolce”, B. Wilder, 1963.

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Perchè no? Una commedia. Ambientata a Parigi col mitico Jack Lemmon in veste di gendarme che si innamora di una peripatetica (Shirley MacLaine). Billy Wilder è una garanzia e la storia, brillante come al solito quando si tratta di Wilder-Lemmon, si regge su una girandola di equivoci.

8° “I ponti di Madison County”, C. Eastwood, 1992.

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Clint Eastwood e Meryl Streep nei ruoli di un fotografo itinerante e una moglie il cui marito è via per lavoro. Da un certo punto di vista, il più melenso di tutta la classifica. Eppure la rustica semplicità del soggetto e la direzione sobria e misurata del regista lo rendono uno dei migliori romance di sempre, anche considerando l’intensità di alcune scene (memorabile lo sportello dell’automobile), e forse la miglior pellicola di Eastwood in assoluto.

7° “Il tè nel deserto”, B. Bertolucci, 1990.

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Qui si va verso un grado maggiore di complessità e depravazione. Malkovich e Winger negli aridi deserti del Maghreb, in compagnia del giovane e affascinante Tanner (C. Scott). Esotismo, lussuria, malattia, decadenza, evasione. Un film desolatamente errabondo, erotico e disperato. Fotografia sublime, colonna sonora (anche) di R. Sakamoto.

6° “Via col vento”, V. Fleming (ma solo ufficialmente), 1939.

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Uno dei più celebri e classici kolossal americani, eppure invecchiato bene. La storia fra Vivien Leigh e Clark Gable attraverso la guerra civile, la fame, il sogno americano. Certamente naif, ma non per questo privo di fascino. Anzi: quattro ore e non sentirle.

5° “Casablanca”, M. Curtiz, 1942.

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Eccone un altro. Assolutamente imperdibile Humphrey Bogart in questo super-cult ambientato a Casablanca fra nazisti, contrabbandieri e giocatori d’azzardo. Quasi inarrivabile per quanto riguarda il ritmo vivace e l’eleganza dei dialoghi. Uno dei finali più belli di sempre. Ripreso e parodiato anche da W. Allen in Play it again, Sam. E difatti appena lo si finisce il primo pensiero è play it again.

4° “Othello”, O. Welles, 1952.

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Il miglior adattamento cinematografico dell’Otello shakespeariano. Girato fra Venezia, Essaouira e Viterbo, è superbo per la cura di ambienti e fotografia, labirintici ed escheriani i primi, quasi espressionista la seconda. Si può quasi dire che Welles qui riesca a fare filosofia con le immagini. E la bellezza della storia si commenta da sè.

3° “Vertigo”, A. Hitchcock, 1958.

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Dramma raffinatissimo dove si spandono echi di mitologia classica (Orfeo ed Euridice, ma anche “Elena” di Euripide), venature di erotismo, inquietudini psichiche, pulsioni e ossessioni innominabili (una su tutte, la necrofilia), evocate dalle melodie intense di Bernard Herrmann e da supremi giochi di colori, di icone, di ombre. Classificato fra i cento film più belli secondo l’American Film Institute, addirittura il miglior film nella storia del cinema secondo il British Film Institute. Hitchcock al suo massimo splendore.

2° “Le luci della città”, C. Chaplin, 1931.

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Il prototipo cinematografico di ogni romance. Considerato da molti come il miglior film di Chaplin e uno dei migliori della storia del cinema, vi si legge anche una dura critica del sogno americano e del capitalismo; dopotutto si era in piena Depressione.

1° “Ultimo tango a Parigi”, B. Bertolucci, 1972.

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Parere personale, ma è puramente la più bella storia d’amore mai scritta. Fiorito a partire da una fantasia erotica di Bertolucci, vanta un’affascinante Maria Schneider e uno dei migliori Marlon Brando di sempre. Parla dell’amore come passione, cinismo, gioco, erotismo, crudeltà, dolore, mistero e violenza, e miscelando imprevedibilità, improvvisazione, malinconia e morte si sottrae interamente agli schemi del genere (e di ogni genere).

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