Il paziente inglese, di Anthony Minghella

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TRAMA

Pienza, verso la fine della Seconda Guerra Mondiale. L’infermiera canadese Hana (Juliette Binoche) si stabilisce in un monastero abbandonato, sottraendosi agli orrori della guerra per accudire quel che resta del conte ungherese Làzslo Almàsy (Ralph Fiennes), un coraggioso aviatore rimasto sfigurato dopo un incidente.

Gli ultimi orrori della guerra scandiscono gli ultimi respiri del paziente, che decide di raccontare la sua storia.

CRITICA (attenzione: può contenere spoiler)

Film che si può definire un kolossal, parte da un ottimo soggetto che diviene, sotto la direzione ampollosa di Minghella, un pastiche turbolento che ricorda il David Lean meno brillante e solletica il gusto tradizionale del pubblico americano per l’epica romantica ed esotica.

Pregevole la fotografia, melodrammatico e prolisso tutto il resto. Fiennes, pur bravo, alla lunga perde il controllo del proprio personaggio, sperduto nel bel mezzo di una pellicola che mischia diversi generi e troppi elementi, rivelando una sceneggiatura ipertrofica e una scarsa coesione narrativa. Si percepiscono i toni epico-patetici di Ben HurVia col vento con qualche suggestione alla Bertolucci. Purtroppo non eredita il fascino naïf dei primi, né la classe senza confini del secondo.

5/10

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