Maestro Hakuin e l’espressionismo astratto

Hakuin Ekaku (1686-1768) fu uno dei più celebri maestri Zen nella storia del Giappone, conosciuto per i suoi comportamenti enigmatici. I suoi insegnamenti venivano trasmessi tramite la meditazione, i koan (rompicapi buddhisti) e anche tramite l’arte. Nello Zen si privilegia infatti la comprensione intuitiva, istantanea, invece di quella logico-deduttiva mediata dall’intelletto; le opere d’arte, così come i gesti, i detti, i racconti, sono capaci di illuminare il fruitore nello spazio momentaneo d’uno sguardo.108-Hakuin-Ekaku-Daruma

Questo daruma ad esempio, un ritratto di Bodhidharma ma, più in generale, di ogni autentico maestro Zen, fu dipinto nel XVIII secolo e rappresenta appunto un maestro in meditazione, riconoscibile dal profilo appena abbozzato che evoca la posizione del loto.

Oltre a potersi ascrivere alla categoria dell’espressionismo astratto, che in Occidente nacque molto più tardi, il ritratto suggerisce la compenetrazione fra uomo e natura, fra pieno e vuoto, l’onnipresenza del nulla inteso come processo di eterna trasformazione e co-dipendenza delle cose del mondo, l’importanza dello zazen (la meditazione da seduti) nello Zen e l’imperturbabilità del saggio Buddhista.

La presunta imperturbabilità di Maestro Hakuin è anche raccontata in un celebre aneddoto: si dice che una giovane ragazza fu scoperta gravida dai genitori, che, pur picchiandola, non riuscirono a farsi dire chi fosse il padre. A un certo punto la ragazza fece il nome di Hakuin. I genitori, furiosi, si presentarono al suo cospetto, e dopo avergli fatto una scenata gli dissero che sarebbe stato compito suo allevare il bambino. Hakuin non disse altro che: “Ah, davvero?”. Così il bambino nacque, Hakuin lo prese con sè e lo nutrì con latte di capra fino a quando la ragazza, pentita, non si decise a dire la verità. A quel punto i genitori, mortificati, si presentarono da Hakuin e lo pregarono di scusarli e di restituire il bambino, implorandolo di essere perdonati per la loro ingenuità. Hakuin non si scompose e prima di restituire il bambino si limitò a rispondere: “Ah, davvero?”.

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