29 marzo, IRIS, 23:20 – Una pura formalità, di G. Tornatore, grottesco/fantastico

 

Una_pura_formalitàTRAMA

Una notte buia e tempestosa. Allo scalcinato commissariato di polizia viene portato il celebre scrittore Onoff (Gerard Depardieu), che suscita allo stesso tempo curiosità e sospetto nella figura enigmatica dell’Ispettore (Roman Polanski). La conversazione non è quello che sembra. E nemmeno tutto il resto.

CRITICA (no spoiler)

Tornatore si conferma e si riannuncia il portavoce di un’estetica cinematografica barocca, aperta allo sperimentalismo narrativo e ad eccessi stilistici. In questo caso il rischio vale la candela, perché “Una pura formalità” è un piatto dal forte gusto kafkiano, che gioca abilmente coi generi: girato quasi interamente in interno, si serve di due ottimi attori per costruire sulla base di una semplice conversazione un giallo metafisico, che è poi un horror psicologico, che è poi una divagazione surrealista sull’assurdità dell’esistenza e il mistero della morte.

Non cerca lo spessore, piuttosto lo stupore mediante un estro bizantino (come è tipico del Barocco). Un giocattolo suggestivo, che dichiara i propri limiti nel momento stesso del suo sviluppo, esibendo però un’ispirazione genuina decorata di onirismo. Chi ama l’inquietudine non potrà non apprezzarlo.

7/10

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