La “cosa” e il linguaggio in Occidente e in Cina. RC

Ludwig Wittgenstein scrisse che “i limiti del linguaggio significano i limiti del mio mondo”. Uscendo dal terreno della logica, il preferito dal filosofo austriaco, anche l’etimologia comparata offre esempi interessanti di come il linguaggio possa condizionare il pensiero (o viceversa).

La parola “cosa” deriva dal latino “causa“, che non abbisogna di traduzione, mentre l’inglese “thing“, derivante dal germanico “ding“, indicava un oggetto inanimato o, per estensione, la materia. Anche nell’antica Grecia ci si riferiva agli oggetti in termini di specificità ed essenza (ousia), celebre è l’esempio del to de ti aristotelico, ovvero ciò-che-è-essente-e-determinato.

Stupisce come il termine “cosa” in Cinese venga reso con la locuzione “dōngxi” ( 東西) letteralmente “est-ovest”. Da questo semplice segnale linguistico vi è un indizio importante: mentre in Occidente il pensiero filosofico ha sempre considerato gli oggetti reali (e dunque anche gli individui, e la realtà in generale) come provvisti di una propria unicità, isolabili dal contesto ai fini di un’indagine approfondita, in Oriente la realtà è stata interpretata assai diversamente.

Difatti il vantaggio (ed il limite) del pensiero filosofico Cinese è la capacità di pensare contestualmente, riferendo ogni oggetto di indagine ad un quadro che lo predetermina, lo condiziona e ne è influenzato a sua volta. In breve, il pensatore Cinese rifiuta di concepire gli oggetti (e dunque gli individui, i fenomeni) isolatamente, poiché ogni oggetto (e ogni individuo, ogni fenomeno) si manifesta soltanto in relazione a determinate pre-condizioni e co-condizioni. Per definire (e delimitare) qualcosa bisogna perciò fare riferimento a diversi termini: una cosa viene dunque definita da due opposizioni correlate, come ad esempio est-ovest, e così accade ad esempio per il termine “paesaggio”, reso con la locuzione “shanshui” (山水), letteralmente “montagne-acqua”.

Il pensiero filosofico Occidentale ha nutrito e sostenuto la Rivoluzione Scientifica dell’età moderna, capace di isolare, analizzare e spiegare i fenomeni, eppure le scoperte contemporanee in ambito quantistico sembrano propendere per una concezione “Orientale” dell’Universo, in cui ogni fenomeno è in una situazione di co-dipendenza rispetto a un numero infinito di altri eventi e fenomeni, per cui non è isolabile in senso stretto.

In sintesi, una “cosa” potrebbe essere rappresentabile come una posizione precisa all’interno di un reticolo, determinata dall’intreccio di molteplici rette, infinite e infinitamente intrecciate con altre, ma non come un punto nello spazio vuoto, diviso e indivisibile rispetto al contesto. Qualunque “cosa” sia.

 

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