3 Marzo, Iris, 21:00 – Il mucchio selvaggio, S. Peckinpah, western. Recensione e critica di R.C.

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TRAMA

Texas, 1913. Il fuorilegge Pike Bishop (William Holden) e la sua banda tentano un colpo grosso a un treno e finiscono in una trappola tesa dal vecchio camerata Deke (Robert Ryan), assoldato dalle ferrovie. Decimati, riparano in Messico, nel villaggio natale di Angel, membro della banda. Braccati da Deke, vengono assoldati dall’inaffidabile generale messicano Mapache, in lotta contro i rivoluzionari.

Sarà un macello.

CRITICA (attenzione: può contenere spoiler)

Western dai toni crepuscolari che, un anno dopo il capolavoro leoniano C’era una volta il West, annuncia la fine dell’epopea romantica dei fuorilegge col grilletto facile, scalzati da una rivoluzione industriale (rappresentata dall’automobile, simbolo ricorrente nei western di Peckinpah) che segnerà il declino di un’epoca sanguinosa, ma anche il tramonto di un tacito codice cavalleresco e l’affermazione definitiva del capitale come unica religione del XX secolo.

L’ispirazione più evidente è senz’altro I sette samurai di Kurosawa, non solo per la concezione pessimistica della natura umana, contaminata dalla ferinità animale e biblicamente incline al tradimento, ma anche per il ritratto malinconico del guerriero solitario, disposto a rischiare la vita per il denaro e a rischiare il denaro per l’onore. A sopravvivere infine non sono nè i potenti (rovesciati con la forza) nè gli eroi (destinati al sacrificio), ma le masse indigenti (contadini in Kurosawa, peones in Peckinpah), allegoria evidente di come il potere sia effimero, la miseria umana eterna.

Nello stile intenzionalmente esplicito, ricco di azione e violenza, troviamo un filo rosso che da Kurosawa, passando per Peckinpah, giunge fino a Tarantino e ovviamente oltre. Peckinpah intendeva utilizzare la violenza come deterrente ideologico contro la guerra in Vietnam, ma l’umanità era forse più corrotta di quanto lui immaginasse: nel Mucchio selvaggio, invece che inorridire, la violenza diverte, fondando un meccanismo che qualche decennio più tardi verrà sfruttato come un giocattolo da Tarantino (che non ha mai negato la sua passione per i western, Leone e Peckinpah in particolare) e molti altri.

Ad ogni modo questo film resta una pietra miliare, non solo del genere western, non solo della filmografia di Peckinpah, non solo del cinema americano, ma della storia del cinema in generale. Per chi poi amasse il genere, una sola parola: imperdibile.

9/10

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