28 Gennaio, IRIS, 21:00 – “Il pianista”, di R. Polanski, drammatico. Recensione di I.S.

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TRAMA

Varsavia, 1939. Il pianista ebreo Wladyslaw Szpilman assiste impotente al divampare della guerra, alle armate tedesche che entrano a Varsavia, alla costituzione del celebre ghetto, alla disumana ferocia della guerra. Costretto per mesi e mesi a vivere fra le macerie, fiaccato dalla fame e dalla malattia, si aggrapperà alla sua arte per sopravvivere.

CRITICA (attenzione: può contenere spoiler)

Adattamento filmico dell’autobiografia del pianista omonimo, si divide chiaramente in due parti. Nella prima il pianista coltiva i suoi affetti, conducendo una vita normale. Nella seconda parte ogni contatto residuo con la vita precedente viene troncato. Szpilman è costretto, dopo i soprusi, le violenze e le umiliazioni, a fare i conti con l’assurdità esistenziale dell’essere al mondo, condannato a una ferinità che è violazione di ogni norma sociale, riflesso della bestialità originaria del genere umano.

In questa dimensione di sopravvivenza liminale, fra l’animalesco e l’uomo, il pianista non trova che gli attributi essenziali del vivere: la sofferenza, la memoria, la lotta. E, ridotta al rango di istinto primordiale, la speranza, rappresentata dall’arte.

Polanski confeziona una storia cruda, asciutta, geometricamente bipartita ma astutamente armonizzata dalla colonna sonora che è (come è giusto che sia nella storia di un pianista) non solo diegetica ed extradiegetica, ma anche esteriore e interiore, futura e passata, raccogliendo perciò nelle note ogni possibile dicotomia dell’esperienza soggettiva. Ottima la prova di Brody, che fra l’altro ha un calibrato physique du role.

Certamente non è difficile riuscire a trovare un buon soggetto e a raccontarlo bene quando si tratta di Olocausto, guerra, Nazismo; ma non è nemmeno così facile, considerata la mole incredibile di opere (filmiche e non) sull’argomento. La ricostruzione di Varsavia distrutta è visivamente sbalorditiva. Per contro lo si potrà tacciare forse di prevedibilità e manierismo, critiche tuttavia superficiali che si trovavano implicite nelle stesse premesse della realizzazione. “Il pianista” scorre agevolmente come una melodia, senza tradire esitazioni o errori, senza attirare critiche o infamie. Ma nemmeno troppe lodi.

7/10

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