Le reliquie di Cristo: un business medievale

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La cristianità, sviluppatasi storicamente in Europa, ha amplificato il suo eco nei ceti popolari grazie alle celebrate reliquie, molte delle quali appartengono ai santi e molte (così si dice) a Gesù Cristo. I frammenti della Vera Croce erano già altamente diffusi nel IV secolo, tanto che Cirillo di Gerusalemme afferma che “tutta la Terra è piena delle reliquie della Croce di Cristo”. Fino all’epoca bizantina, complice la temporanea estinzione di molte tradizionali rotte commerciali dopo la caduta dell’Impero Romano, il ritrovamento delle reliquie fu una prerogativa di re e imperatori, come accadde per l’imperatrice Elena che con i suoi preziosi ritrovamenti (quasi tutti in Italia) si guadagnò la santità.

Con il Medioevo iniziano però le crociate, e da quel momento si assiste a un vero e proprio fiorire di chiodi, frammenti di croce, sudari e altro ancora. Esattamente come accade oggi, vi era chi non si faceva scrupoli di arricchirsi approfittando della credulità o delle sventure altrui; in Terra Santa (e non solo) esistevano infatti numerose botteghe artigianali dedite alla vera e propria costruzione di false reliquie. Nobili e cavalieri che giungevano in Medio Oriente erano soliti acquistare a peso d’oro alcune di queste per poi donarle al vescovado di appartenenza o custodirle nel proprio casato. La famosa sindone di Torino è scientificamente datata proprio in quest’epoca di guerre sante e loschi traffici. Boccaccio nel Decamerone raccontò la storia di un frate che promette ai fedeli di acquistare la penna dell’Arcangelo Gabriele e, avendo acquistato invece del carbone, lo spaccia per il carbone arrostito avanzato dal rogo di San Lorenzo. Infine anche Giovanni Calvino ironizzò sulle reliquie, affermando che con tutti i pezzi della Vera Croce sparsi in mezza Europa si potrebbe costruire una nave.

Il premio di reliquia più strana però se lo giudica senz’altro il Santo Prepuzio, ovvero il lembo di pelle residuo del pene di Gesù bambino dopo la circoncisione. Ne esistevano, secondo i commentari medievali, almeno una dozzina (piuttosto impressionante per essere il pene di un bambino!), il più famoso dei quali era custodito ad Anversa ed era stato acquistato dal re Baldovino I di Gerusalemme in Palestina, nel corso di una crociata (sic!). I Santi Prepuzi generavano ovunque un tale irrefrenabile entusiasmo che la chiesa si vide costretta, nell’anno 1900, a scomunicare non solo chi adorasse tale reliquia, ma addirittura chi osasse parlarne.

E guardando il successo riscosso tuttora dal teschio di San Giacomo, dal Sacro Sangue di Bruges e dal sangue di San Gennaro di Napoli, possiamo senz’altro affermare che esiste un miracolo: il miracolo che, dopo anni di contraffazioni e inganni, frodi e falsificazioni, qualcuno continui a credere che sia tutto vero.

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3 Pensieri su &Idquo;Le reliquie di Cristo: un business medievale

  1. A tal proposito, già nel 1500 si diceva che……”diciotto dei dodici apostoli sono sepolti in Spagna”….e ricordiamo anche le Wunderkammer dove monarchi (Rodolfo Ii d’Asburgo per dirne uno…) e facoltosi appassionati raccoglievano pietre preziose, piante essiccate, animali impagliati….era proprio l’immagine dell’alchimia: non ancora scienza e non del tutto fuori dalla fede.

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    • Bruno, grazie per il tuo commento ! Molto interessante, potrei raccogliere un po’ di informazioni sulle wunderkammer e scrivere qualcosa prima o poi. Capitai per caso in una wk a Milano poco tempo fa, “Antichi vizi”, cercala se passi da quelle parti. Rudi

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