“Papaveri e papere” – Ermeneutica della musica leggera #3, di R.C.

Poppies (2)

Forse perchè in questo periodo si parla di Sanremo, vorrei esaminare il celeberrimo “Papaveri e papere”, pezzo del 1952 interpretato da Nilla Pizzi e scritto da Rastelli-Panzeri-Mascheroni. Apparentemente poco più di una fiaba in cui una paperina si innamora di un papavero e un papavero di una paperina; la distanza (più che altro di statura) fra i due viene colmata dall’amore, ma poi arriva la falce del contadino che fatalmente trancia il papavero. La canzone ebbe un successo clamoroso e dopo il secondo posto a Sanremo fu interpretata da Yves Montand in Francia, dal tenore Beniamino Gigli e da Bing Crosby (primo a cantare “Bianco Natale”) negli USA.

Il reale significato della canzone fu accennato in un’intervista proprio da Panzeri, uno degli autori del brano, che affermò di essersi ispirato alla politica. Panzeri si era distinto durante il Ventennio per l’ambiguità di alcune canzoni che sembravano velatamente ostili al regime, brani come “Maramao” e “Pippo non lo sa”.

Anche “Papaveri e papere” cela una raffinata satira: la differenza di statura fra papaveri e papere simboleggia la distanza fra la potente classe politica della Democrazia Cristiana, espressa nell’altera eleganza del papavero, e l’umiltà dei ceti popolari rappresentata dalla simpatia ruspante della paperotta. L’amore non può realizzarsi poichè, in realtà, il mantenimento dello status quo giova agli alti papaveri, dominatori del campo (“lo sai che i papaveri son alti, alti, alti”). Inoltre esiste un papà della paperotta che le vieta di “pappare i papaveri” e le ribadisce la sua statura insignificante (“e tu sei piccolina”) e l’impossibilità di sovvertire l’equilibrio naturale (“che cosa ci vuoi far…”).

Eppure un cambiamento si verifica in maniera brusca, inattesa, e anche drammatica, quando la falce (simbolo del Comunismo), strumento del contadino (i ceti proletari) recide i papaveri e li eradica dal campo. Una chiara metafora di una auspicata rivoluzione che avrebbe potuto ribaltare il contratto sociale e imporne uno nuovo, fondato su principi di uguaglianza e umiltà, anche se marcato da un battesimo di sangue.

Un atto di violenza che poi non si è mai verificato. La rivoluzione, per così dire, si è impaperata…

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