“Cinema e gioco d’azzardo”, di R.C.

Il gioco d’azzardo è un argomento delicato, quasi un tabù nella letteratura e nelle arti. Fra i pochi testi in cui il gioco d’azzardo è argomento capitale, “Il gioco d’azzardo” di Bernardino Cicala, filosofo dei Lumi, e ovviamente “Il giocatore” di Dostoevskij. Parzialmente il gioco d’azzardo è considerato anche in “I giochi e gli uomini” di Roger Caillois. Maggiore rilevanza ha nella letteratura di psicologia, anche se vi figura più come patologia che come fenomeno culturale.

Nel cinema sono presenti alcuni ottimi esempi di storie che indagano il rapporto fra uomo e gioco e più in generale il rapporto fra uomini che giocano. Vorrei suggerirne tre in particolare.

3° “Cincinnati kid”, 1965 – Norman Jewison

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Un ottimo film sul poker, la variante considerata è lo Stud, meglio conosciuto come Telesina a mazzo intero. Il giovane “kid” di Cincinnati (Steve McQueen) sfida il vecchio volpone Lancey Howard (il mitico Edward Robinson) per il titolo platonico di Campione. Un film non soltanto sul gioco, ma sulle ambizioni giovanili, sul rapporto fra fortuna e abilità, sulla fragilità del successo, sulle occasioni perdute che non torneranno. Un po’ ingenuo in alcuni punti, ma comunque valido.

2° “Lo spaccone”, 1961 – Robert Rossen

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Il re dei film sul gioco d’azzardo. Un arrembante Paul Newman scala la piramide della fama giocando al biliardo, affiancato da un mentore senza scrupoli interpretato da George Scott. Nella vita di un giocatore non c’è però spazio per due amori: Newman dovrà scegliere fra il biliardo e la bella e problematica Sarah (Piper Laurie). Sarà la vita a scegliere per lui. Bello e tragico. Proprio come il gioco d’azzardo.

1° “Regalo di Natale”, 1986 – Pupi Avati

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Se il vostro gioco è il poker non c’è film migliore di questo nel panorama mondiale. Il più realistico, il più poetico, ma anche il più crudele. Quattro amici si riuniscono la Vigilia di Natale per spennare un ricco industriale con la passione per le donne, l’avvocato Sant’Elia. Il tavolo maschera antichi rancori e finte amicizie, ne consolida altre, fino a quando un crudo epilogo spezza ogni residuo di lealtà in personaggi mossi da ambizioni venali. Il più idealista è, malgrado tutto, proprio l’avvocato. Tutti ottimi interpreti, straordinaria la prova di Carlo Delle Piane che gli valse la Coppa Volpi. Forse la miglior pellicola in assoluto di Avati. E meno male che è un gioco.

 

 

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