“Teoria del restauro: conservazione dell’antico e illusione del nuovo”, di R.C.

Tempio del Cielo, Pechino.

Tempio del Cielo, Pechino.

Il restauro non è un concetto così semplice come appare a un primo sguardo. Sebbene si possa facilmente convenire sul fatto che la materia del restauro sia opera artistica e che il movente sia la necessità di trasmettere tali opere alla posterità, esistono due fondamentali linee di pensiero sul restauro.

La prima si oppone al deterioramento delle opere d’arte cercando di mantenere la patina di antichità che esse hanno accumulato nel tempo, e tenta anche di rendere esplicito l’intervento conservativo tramite una semplificazione stilistica o un’evidente rivolgimento dei materiali. Un valido esempio è il restauro operato sul castello di Saliceto, in cui la torre in acciaio e legno si rivela immediatamente all’osservatore come un corpo estraneo all’impianto originale.

L’ideologia sottesa a questa tendenza è la convinzione che l’età sia parte costitutiva dell’opera d’arte e come tale debba mostrarsi chiaramente. Non solo, ma anche che l’integrità del reperto non debba venir compromessa da alcuna modificazione successiva che potrebbe distorcerne l’essenza e perciò, in un certo senso, falsificarla.

Castello di Saliceto, Cuneo.

Castello di Saliceto, Cuneo.

La seconda linea di pensiero si diffuse in occidente soprattutto nel Seicento e Settecento, con il nome di ‘restauro stilistico’, ed è tuttora la corrente dominante in Asia. In questo caso si preferisce non mantenere la distanza cronologica fra la creazione dell’opera e l’osservatore contemporaneo, anzi si tenta di annullarla e di presentare l’opera come doveva essere nel momento della sua creazione. Una procedura di questo tipo ha il vantaggio di rendere il restauro totalmente invisibile e, per converso, di eternare l’opera d’arte, ma in questo modo viene perso il fascino rustico dell’invecchiamento spontaneo che rende particolarmente suggestivi monumenti come il Colosseo o il Partenone (riuscireste ad immaginarveli interi?).

Inoltre bisogna dire che il restauro conservativo può essere anche più ‘falsificante’ del restauro stilistico in certi casi: le statue greche nell’antichità erano colorate, mentre il nostro occhio si è ormai abituato al loro aspetto elegante e sobrio, completamente spoglio da ogni sfumatura cromatica. Un aspetto che, tuttavia, rispecchia più il gusto moderno che quello degli antichi Greci.

Presupposto essenziale del restauro stilistico in oriente è che esso venga eseguito con le stesse procedure indicate dalla tradizione. Per esempio, il Tempio del Cielo di Pechino, che sembra edificato di recente, viene periodicamente restaurato con le stesse modalità in uso nel XV secolo, quando venne costruito.

Sono due modi differenti, e a me sembra, altrettanto validi, di tramandare il passato.

 

 

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