“Kitsch, Trash e Camp: poetica del disgusto”, di R.C.

Un'immagine da "Pink Flamingos", di John Waters.

Un’immagine da “Pink Flamingos”, di John Waters.

Il termine “Kitsch” è di origine tedesca. L’etimologia è incerta ma pare che i turisti americani in visita nelle città della Germania chiedessero insistentemente dei quadri disegnati da artisti del posto; degli schizzi, o bozze, in inglese “sketch”. Dunque in origine il “Kitsch” indicava probabilmente la paccottiglia di dubbio gusto che veniva scambiata per materiale autenticamente artistico.

Il primo trattato che affrontò seriamente il tema del kitsch fu “Avant-garde and Kitsch” di Greenberg (1939). Secondo Greenberg l’arte concettualmente evoluta delle avanguardie si opponeva all’estetica kitsch, fondata sulla banalizzazione di concetti universali (come l’amore, la religione, i sentimenti) attraverso oggetti prodotti su scala industriale. Il successo del Kitsch era dovuto a principalmente, secondo Greenberg, a un fatto educativo: non vivendo più di sussistenza, le masse borghesi e proletarie avevano il bisogno e la possibilità di soddisfare una sensibilità artistica rozza e grossolana. Il Kitsch nasce come risposta a tale sensibilità. Dovendo relazionarsi a una massa priva di educazione il suo scopo era veicolare contenuti universalmente comprensibili attraverso una forma espressiva elementare, apprezzabile da chiunque.

Padre Pio, pupazzo. Esempio di Kitsch: contenuto universale, di facile fruizione, prodotto su scala industriale con un design che rasenta l'orrido.

Padre Pio, pupazzo. Esempio di Kitsch: contenuto universale, di facile fruizione, prodotto su scala industriale con un design che rasenta l’orrido.

Il cubo di Rubik con la Madonna di Medjugorje si commenta da solo.

Il cubo di Rubik con la Madonna di Medjugorje si commenta da solo.

Il Trash, ovviamente dall’inglese “spazzatura”, non è altro che l’utilizzo massiccio, eterogeneo e inconsapevole di un’estetica kitsch a fini espressivi. Eterogeneo, perchè un capolavoro del Trash come il film “Megaforce” (1982) utilizza costumi kitsch, dialoghi kitsch, scenografia kitsch, effetti speciali kitsch, trama kitsch, persino nomi di persona kitsch. Inconsapevole, perchè il Trash è genuino soltanto se l’opera che lo esprime non è consapevole di esprimersi attraverso il kitsch. Ad esempio, nel caso di “Megaforce” si può sicuramente parlare di puro Trash, dato che il film fu presentato boriosamente come una risposta d’autore alla saga di “Star Wars”.

Locandina di "Megaforce". Notare la somiglianza con quella leggendaria di "Star Wars".

Locandina di “Megaforce”. Notare la somiglianza con quella leggendaria di “Star Wars”, e l’insensato slogan “Fatti, non parole”.

Quando l’utilizzo del kitsch è massiccio, eterogeneo ma consapevole, allora si ha il Camp. Questo termine viene dal francese “se camper”, ovvero “porsi in pose appariscenti, estreme e paradossali”, e nella lingua inglese entrò probabilmente sotto forma di aggettivo gergale in riferimento all’esibizione teatrale di atti o gusti omosessuali. La relazione fra omosessualità e Camp è evidenziata anche dal primo saggio sull’argomento, “Notes on Camp” di Susan Sontag. Tuttavia il successo del Camp ha trasceso le proprie origini e si è esteso ben oltre il significato originario: può indicare, sempre attraverso un’estetica kitsch, un’intenzione parodistica, provocatoria, ironica o semplicemente scandalizzante. Volendo rimanere nell’ambito cinematografico, si potrebbe citare la filmografia di John Waters, in cui è spesso presente il celebre transessuale Divine alle prese con tematiche ed avvenimenti scabrosi.

Scena tratta da "Pink Flamingos", John Waters. Mamma Edy passa tutto il film seduta dentro il box a mangiare uova crude.

Scena tratta da “Pink Flamingos”, John Waters. Mamma Edy passa tutto il film seduta dentro il box a mangiare uova crude.

Annunci

3 Pensieri su &Idquo;“Kitsch, Trash e Camp: poetica del disgusto”, di R.C.

    • Ciao moz, grazie! Sono d’accordo, sarebbe interessante analizzare alcuni prodotti tipicamente trash o camp che ormai sono parte integrante della cultura quotidiana… il Batman di A.West era senz’altro campy, anche se forse un po’ troppo politically correct! Definire è sempre difficile, bisogna restringere restando il più larghi possibile… rudi

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...