“Maracaibo”, Ermeneutica della musica leggera #2. Di R.C.

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Ci occupiamo di questo splendido pezzo disco-trash composto dalla bella Lu Colombo e dal poliedrico David Riondino. Tra i fumi dell’alcool e il chiasso delle balere è difficile che uno faccia attenzione al testo di questa canzone, che pure racconta con semplicità e fantasia un’avventura degna del miglior Salgari. Dopo sei anni di gestazione e vari rifiuti a causa del testo giudicato “morboso” e “scandaloso”, venne incisa nel 1981.

Cominciamo con “Maracaibo! Balla al Barracuda. Sì ma balla nuda, zà-zà”. Questa breve strofa specifica il luogo in cui viene ambientata la storia (Maracaibo, odierno Venezuela) e introduce la protagonista del racconto, una ballerina creola che si esibisce in un locale malfamato. “Sì ma le machine pistole, sì ma le mitragliere. Era una copertura, faceva il traffico d’armi con Cuba”. Dunque il locale non è soltanto un club notturno, ma anche una scaltra copertura per nascondere un elaborato traffico d’armi con l’Havana. “Innamorata. Sì, ma di Miguel. Ma Miguel non c’era, era in cordigliera da mattina a sera”. Il suo amore, il prode Miguel, è un guerrigliero che combatte per la libertà. Purtroppo è costretto a nascondersi, e spesso è assente. I due si vedono poco. “Sì, ma c’era Pedro, con la verde luna. L’abbracciava sulle casse… sulle casse di nitroglicerina”. Dunque è il fantomatico Pedro a consolare la ballerina creola nelle notti di luna verde, quando Miguel è assente per combattere i reazionari. “Tornò Miguel, tornò. La vide e impallidì. Il cuore suo tremò. Quattro colpi di pistola le sparò”. Una strofa che si spiega da sè.

“Maracaibo! Mare forza nove. Fuggire sì, ma dove? L’albero spezzato, una pinna nera. Nella notte scura come una bandiera morde il pescecane, nella pelle bruna una zanna bianca come la luna”. Con quattro proiettili in corpo la ballerina salta su una barca che salpa alla volta di una destinazione ignota. Ma il mare è in tempesta e l’albero maestro viene spezzato dalla furia degli elementi. Nella notte tenebrosa (scura come una bandiera) luccica la pelle di uno squalo che attacca la ballerina squarciandole la pelle scura. La nostra protagonista appare spacciata.

“Maracaibo! Finito il Barracuda. Finito ballar nuda, zà-zà. Un gran salotto, ventitre mulatte. Danzan come matte, casa di piaceri per stranieri. Centotrenta chili, splendida regina. Rum e cocaina, zà-zà”. Di nuovo a Maracaibo, presumibilmente molti anni dopo. La nostra ballerina in qualche modo ce l’ha fatta, si è salvata. Ha fatto fortuna Dio solo sa come, ed è tornata a Maracaibo per aprire un locale tutto suo, un bordello (casa di piacere) con ben ventitre giovani puledre, tutte mulattine. I vizi a cui si è abbandonata (rum e cocaina) l’hanno resa grassa (130 kg) ma è ancora una donna splendida, anche se in maniera diversa rispetto a prima. “Se sarai cortese ti farà vedere: nella pelle bruna una zanna bianca, come la luna!”. Porta sulla pelle il segno tangibile di quella notte terribile, la cicatrice lasciata dal pescecane che contrasta nettamente con il colore bruno della sua pelle. Se saremo fortunati, o gentili, può darsi che lei ci lasci vedere il ricordo della sua avventura. Ma mai e poi mai ci rivelerà il suo segreto: la fuga disperata, l’incredibile salvezza, i suoi anni di esilio e il suo ritorno in pompa magna.

Tutto questo è lasciato, come nei migliori romanzi pirateschi, alla nostra immaginazione.

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Un pensiero su &Idquo;“Maracaibo”, Ermeneutica della musica leggera #2. Di R.C.

  1. Non ci crederete mai ma mi avete soffiato un post! Da un po’ faccio la parafrasi di canzoni italiane (finora solo trash) e Maracaibo era in lista… ora dovrà attendere 🙂
    Miguel, comunque, è Fidel Castro 🙂

    Moz-

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