Felice Halloween – I 10 film horror migliori di sempre. Di I.S.

Premetto che questa classifica rispecchia un gusto personale più orientato verso l’horror intimista e psicologico che non verso l’esplicita rappresentazione della deformazione e del raccapricciante. Per cui non troverete Mario Bava che pure è imperdibile per gli amanti del genere. Tantomeno troverete “Il collezionista” (1965), “Repulsione” (1965), per motivi di spazio, nè la trilogia animalesca di Argento che pure tende più verso il thriller. Ma questi erano tutti film degnissimi di menzione.

Insomma, può darsi che questa classifica non rispecchi i vostri gusti. In tal caso prendetela come un suggerimento e magari datemene anche qualcuno !

Buona lettura.

10° “La casa dalle finestre che ridono”, Pupi Avati, 1986.

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Provateci voi ad ambientare un horror quasi interamente di giorno, nella bassa ferrarese. Questo è un tentativo più che riuscito, a differenza del film cugino “Zeder”. Un restauratore  va a spasso negli acquitrini emiliani per raggiungere un villaggio in cui il controverso pittore Buono Legnani ha dipinto i suoi capolavori. Ma gli abitanti del paese rifiutano ostinatamente di spiegare i misteriosi eventi che sembrano ostacolare il suo lavoro. Un horror atipico, misterioso, intenso, ingiustamente sottovalutato. Una vera chicca per gli amanti del genere.

9° “Nightmare”, Wes Craven, 1984.

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Probabilmente il titolo più “pop” di questa classifica, ma merita un posto nella top ten per l’invenzione di un personaggio evergreen, l’inquietante Freddy Krueger, e per una serie di azzeccatissimi e indimenticabili momenti. La prima parte è vibrante e originale, la seconda meno convincente, come peraltro accade in molti horror americani. Ma la scena di Tina squartata a mezz’aria da artigli invisibili rimane unica per intensità, genialità perversa e macabro erotismo.

8° “Suspiria”, Dario Argento, 1977.

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A me “Profondo rosso” non è piaciuto. Questione di gusti, certamente, ma sono convinto che il miglior horror di Argento (la trilogia degli animali è più sul thriller) sia senz’altro questo. L’eccellente colonna sonora, la tetra accademia di danza, l’ambiguità dei personaggi, un erotismo latente ma sempre palpabile e alcuni momenti di insana e gustosissima violenza (l’omicidio sul tetto, la morte del cieco) lo rendono probabilmente il miglior horror italiano di sempre.

7° “La notte dei morti viventi”, George Romero, 1968.

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Un capostipite imperdibile e tuttora godibile nonostante il bianco e nero che spesso scoraggia anche i cinefili più accaniti. Eccellente miscela di repulsione e violenza in perfetto stile americano: segna l’inizio del “cinema zombi” e rappresenta un archetipo del genere horror e una delle vette indiscusse del cinema di terrore hollywoodiano.

6° “Shining”, Stanley Kubrick, 1980.

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Forse vi aspettavate di vederlo più in alto. E invece no. La regia razionalista di Kubrick crea un horror algido e minimalista che si distingue per la grande eleganza delle scelte di ripresa e per la tendenza innovativa di alcune scelte formali (la celebre carrellata rasoterra a seguire il triciclo, per esempio). Diverte, inquieta, emoziona, a tratti sbalordisce, ma la gelidità del tocco di Kubrick è un’arma a doppio taglio e “Shining” conturba senza sconvolgere.

5° “Gli uccelli”, Alfred Hitchcock, 1963.

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Un uomo conosce una donna. Iniziano a frequentarsi. Vanno qualche giorno al lago. Gli uccelli impazziscono e tentano di ucciderli. Una trama talmente assurda da sembrare uscita dalla mente di Bunuel, ma stiamo parlando di Hitchcock che non può deludere con questo tetro, originalissimo horror che è insieme sublimazione di fobie innominabili e critica alla violenza indiscriminata dell’uomo sulla natura. Anzi, è una critica della natura umana medesima, intrisa di una violenza che è connaturata alla matrice stessa del vivere.

 

4° “Suspense”, Jack Clayton, 1961.

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Se parliamo di classico cinema horror, questo è forse il migliore esempio. Da una meravigliosa storia di Henry James, “Il giro di vite”, un horror in bianco e nero che richiama l’espressionismo tedesco in chiave più intimista e delicata. Una governante si prende cura di due bambini ignorati dal padre in una villa di campagna. Accadono strani fenomeni che turbano il cuore sensibile della donna. Il cuore dei bambini invece, è forse già compromesso.

3° “Rosemary’s baby”, Roman Polanski, 1968.

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Un film così bello che non dimostra i suoi anni e mai li dimostrerà. Con Polanski arriviamo a un’altra categoria: un’horror che non si compone di immagini raccapriccianti, ma è invece vissuto all’interno della psiche della protagonista (e dello spettatore). Giovane donna newyorkese è incinta e teme che il marito abbia stretto un patto col diavolo. Il bambino non è ancora nato, ma è in pericolo mortale.

2° “L’inquilino del terzo piano”, Roman Polanski, 1976.

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Un personaggio affitta un appartamento che apparteneva a una donna che ha tentato il suicidio. Non si sa più se è una maledizione soprannaturale o naturale follia, ma la psiche del protagonista viene scossa, squassata, torturata. E anche quella dello spettatore. Al limite fra l’horror e il thriller psicologico: l’orrore nei film di Polanski è la mente stessa. Capolavoro diretto e recitato da un Polanski demoniaco.

1° “Psycho”, Alfred Hitchcock, 1960.

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Era prevedibile, ma come si fa a sceglierne un altro? Psycho è un film perfetto, tecnicamente e artisticamente. Anch’esso in bilico fra l’horror e il thriller, evoca pulsioni e perversioni impronunciabili e miscela violenza, romanticismo, psicologia, noir ed erotismo. Quasi inutile spendere parole per “Psycho”, è un film talmente bello che si commenta da sè.

FUORI CATEGORIA:

“Nosferatu”, Friedrich Murnau, 1922.

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Inclassificabile in quanto è l’archetipo del cinema horror. Comprendo le difficoltà nell’affrontare un film muto e in bianco e nero, ma andrebbe visto almeno una volta nella vita per godere dello stile espressionista, della magia che lo pervade, della sua poetica tristezza.

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