IL CONSIGLIO DI OGGI, IRIS (CANALE 22), 23:36 – “Un giorno di ordinaria follia”, di Joel Schumacher, drammatico, 1993. Recensione di I.S.

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TRAMA

L’impiegato Bill Foster (Michael Douglas), fresco di divorzio, sta cercando di portare un regalo a sua figlia per il compleanno, contro la volontà della ex-moglie che non lo vuole vedere.

Rimane bloccato in un ingorgo stradale. Sbrocca. Innesca una spirale di violenza e follia. Solo il detective Prendergast (Robert Duvall) sembra prenderlo sul serio.

CRITICA (attenzione: può contenere spoiler)

Il film inizia allo stesso modo di “Otto e mezzo”, poi nei toni diverge notevolmente dal capolavoro felliniano. Pellicola brutale ed esplicita, condita da un paio di scene esilaranti (quella del fast food e del campo da golf su tutte), ha il merito di trasformare Los Angeles in un archetipo urbano che rappresenta l’inferno civile delle cosiddette democrazie evolute.

Innegabile, sicuramente, che il protagonista sia un folle. Ma “anche la follia merita i suoi applausi”, come diceva Alda Merini. E Bill Foster è lucido quando denuncia l’incomunicabilità fra etnie (la sparatoria con gli ispanoamericani, il supermercato coreano), l’incomunicabilità fra produttore e consumatore (il fast food), l’incomunicabilità fra ceti (la famiglia del custode), più in generale l’incomunicabilità fra esseri umani e il reciproco rifiuto di comunicare, che sono piaghe endemiche nelle società evolute.

Il detective Prendergast è un contrappeso etico a quello che altrimenti sarebbe stato un film nichilista. Sia lui che Foster hanno subito ingiustizie sul lavoro, sono stati vessati, hanno alle spalle traumi profondi (il divorzio, la morte della figlia), eppure il film sembra suggerire che al di là di ogni alibi siamo noi a scegliere come agire di fronte al fato, ed è la possibilità medesima di questa scelta che ci rende eticamente responsabili. Per questo Foster non è giustificabile.

Il vero sconfitto di questo film è però la società, quella americana in particolare. Anche se la critica non sempre viene condotta in modo lucido e a tratti il film adotta toni surreali e farseschi (il neonazista, il bambino e il bazooka) che ne diluiscono l’efficacia. Un po’ troppo dulcis nel fundo (finale).

7/10

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