IL CONSIGLIO DI OGGI – RETE 4, 21:30. “Per qualche dollaro in più”, di Sergio Leone, western, 1965. Recensione di I.S.

per qualche dollaro in più

TRAMA

Nuovo Messico, selvaggio West. Il feroce criminale “Indio” (Gian Maria Volonté) evade di galera. Due uomini si mettono sulle sue tracce. Il “Monco” (Clint Eastwood), un taciturno cacciatore di taglie, per motivi di lucro. E il secondo è il “Colonnello” (Lee Van Cleef), un galantuomo di mezza età, mosso da ragioni misteriose.

CRITICA (attenzione: può contenere spoiler)

Sergio Leone prosegue la celebre “trilogia del dollaro” con questo secondo episodio, a nostro parere il meno convincente fra i tre, ma comunque imperdibile per gli amanti del genere. Il genere di cui parliamo è ovviamente il western, che fu da Leone reinterpretato e reinventato in toni epici: la colonna sonora imperiosa di Morricone, i dialoghi ermetici e pungenti, i personaggi indimenticabili (fra cui figura un Klaus Kinski gobbo e irascibile) sono una costante in questa saga che rivoluzionò i canoni del cinema sulla vecchia frontiera, spopolando anche a Hollywood. Basti dire che Lee Van Cleef (il “Colonnello”) prima di questa pellicola aveva deciso di cambiare mestiere, e dopo “Per qualche dollaro in più” divenne un nome da prima di copertina. La palma del più bravo in questo film va però a Gian Maria Volonté, insuperabile nel ruolo dello psicopatico “Indio”.

Il nucleo ideologico del film è concentrato (e ben nascosto) nel finale, dove Eastwood assiste impassibile al regolamento di conti fra l’Indio e il Colonnello. Il Monco, pur simpatizzando per il secondo, non si immischia nel duello: da passivo spettatore si fa in realtà attivo esecutore della Legge del West, ovvero quella del più forte. Perciò il Colonnello dovrà compiere da solo la sua vendetta, o in caso contrario venire a sua volta vendicato dal Monco, in una spirale di offesa e violenza che esclude qualsiasi tipo di giurisdizione, divina o umana. L’amicizia è permessa, ma soltanto come diritto istintivo che non comporta però alcun dovere; il Monco e il Colonnello sono in fondo due linee tangenti, che si incontrano una volta per poi divergere per sempre, anche se hanno uno spessore ben diverso: il Monco è un automa spietato, un killer a gettoni, mentre il vecchio Colonnello è un baluardo di onore e idealismo di fronte alla degenerazione dello stato sociale.

Infine, la conta dei morti denuncia la condizione hobbesiana della società fondata sul capitale. Giacché gli uomini diventano assassini pur di guadagnare “qualche dollaro in più”.

6/10

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...