“Sengai Gibon”, di R.C.

Bambù.

Bambù.

Sengai Gibon è un carneade per il pubblico europeo. Eppure le sue chine hanno illuminato e deliziato intere generazioni di pensatori giapponesi. Sengai nacque nel 1750 nel distretto di Mino, nel Giappone centrale, in un periodo in cui l’Europa avrebbe presto celebrato i fasti della rivoluzione francese, le imprese napoleoniche e pittori come Jacques-Louis David e Eugène Delacroix.

Sengai Gibon aveva uno stile certamente più sobrio dei due artisti sopracitati: le sue opere si componevano di semplici schizzi di inchiostro nero su carta bianca, una tecnica nota in oriente come sumi-e. Malgrado la povertà di mezzi i suoi disegni esprimono un talento cristallino. In poche linee d’inchiostro delineava una visione armonica e profonda del cosmo, in linea con la filosofia buddista da lui condivisa.

Teschio.

Teschio.

Difatti Sengai era un monaco. E come vuole la tradizione zen, che esclude la possibilità di apprendimento mediante il linguaggio, di fronte alle domande degli allievi Sengai rispondeva disegnando. Prendiamo ad esempio il teschio. È sicuramente un’immagine che parla della morte. Tuttavia è priva dell’accezione negativa con cui siamo soliti accompagnare l’immagine della morte nella nostra cultura. In un semplice schizzo Sengai dipinge la morte integrandola in uno scenario che non ha nulla di spaventoso, o di oscuro, forse a suggerire che la morte è il seme di una nuova vita (i ciuffi d’erba selvatica che fuoriescono dalle orbite), forse a rammentare che il ciclo indissolubile di vita e morte è l’armonia indecifrabile che pervade il mondo naturale.

Universo.

Universo.

Ma l’opera più celebre di Sengai è probabilmente “Universo”, dove sono raffigurati solamente un triangolo, un cerchio, un quadrato. A prima vista può sembrare poco più di un esercizio di stile. Eppure il cerchio rappresenta l’infinito: è una figura enigmatica, senza inizio né fine, l’unica forma attribuibile a ciò che non ha forma – l’infinito, appunto. Il triangolo rappresenta invece il singolo ente, l’individuo, l’oggetto; è infatti la più elementare fra le figure geometriche (vi sfidiamo a comporne una con soli due punti). Infine il quadrato, che poi è un triangolo raddoppiato, simboleggia la moltiplicazione degli enti, degli individui, degli oggetti, un processo virtualmente senza fine.

Questa scarna triade, ovvero l’infinito (●) il singolo (▲) e il molteplice (■) altro non è che l’Universo.

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