IL CONSIGLIO DEL LUNEDI’ – IRIS (CANALE 22), 21:02, LUNEDI’ 29 SETTEMBRE. “La donna che visse due volte”, di Alfred Hitchcock, dramma multiplo, 1958. Recensione di I.S.

Vertigomovie_restoration

TRAMA

Il poliziotto Scottie Ferguson (James Stewart) si dimette in seguito a un trauma sul lavoro che gli causa una terribile paura delle altezze elevate. Viene però ingaggiato privatamente da un vecchio compagno di scuola per sorvegliare la moglie Madeleine (Kim Novak) che soffre di strane turbe depressive proprio come la bisnonna, morta suicida alla stessa età di Madeleine.

Le molteplici verità della vicenda si confondono e si eludono, mentre l’acrofobia di Scottie diviene un incubo che lo tormenta anche da sveglio, frapponendosi come un muro davanti alla remota soluzione dell’enigma.

CRITICA (ATTENZIONE: può contenere spoiler)

Ci sembra giusto definire “Vertigo” (titolo originale) un dramma multiplo perchè l’intera pellicola è permeata di molteplicità.

Innazitutto, molteplice è l’intrigo: al giallo soprannaturale iniziale (l’identificazione di Madeleine con la bisnonna defunta) si aggiunge un dramma sentimentale (la storia d’amore fra Scottie e Madeleine), un giallo tradizionale (la trama ordita da Gavin Elster), e infine un giallo sentimentale (la scomparsa ed il parziale ritrovamento della donna amata).

Molteplice è il personaggio di Madeleine: Kim Novak interpreta Judy che finge di essere Madeleine posseduta a tratti da Carlotta Valdes. In questa complessa spirale di finzioni e rimandi viene perpetuato un simbolo ricorrente, appunto la spirale, che si ritrova nei titoli iniziali e finali del film, negli incubi di Scottie, nello chignon di Madeleine (e di Carlotta), negli anelli concentrici delle sequoie, nel campanile della chiesa; ma la spirale è anche il simbolo della vertigine che dà il nome al film e che è in primo luogo l’acrofobia del protagonista, ma in seguito la vertigine psichica che rischia di fargli perdere la ragione e infine la vertigine di morte che risucchia Judy (Madeleine) verso lo stesso destino fatale della Madeleine interpretata da Judy. Il destino è infatti una spirale ineluttabile in questo film, e la spirale simboleggia l’ineluttabilità e l’imperscrutabilità del destino.

Molteplice è anche la simbologia, che oltre alla spirale e agli oggetti che moltiplicano i rimandi e le identità (come il pendaglio) include gli specchi, spesso presenti sulla scena per suggerire il tema del doppio e del molteplice. Il ritratto di Carlotta è esso stesso uno specchio che rimanda al personaggio (evocato, più che interpretato) da Madeleine e in cui si prefigura il suo destino di morte. Su un piano doppio viene giocato anche lo sguardo del protagonista, costantemente in bilico fra sanità e follia, disperazione e speranza, pragmatismo e ossessione, realtà e allucinazione.

Dramma raffinatissimo dove si spandono echi di mitologia classica (Orfeo ed Euridice, ma anche “Elena” di Euripide), venature di erotismo, inquietudini psichiche, pulsioni e ossessioni innominabili (una su tutte, la necrofilia), evocate dalle melodie intense di Bernard Herrmann e da supremi giochi di colori, di icone, di ombre. Classificato fra i cento film più belli secondo l’American Film Institute, addirittura il miglior film nella storia del cinema secondo il British Film Institute. Hitchcock al suo massimo splendore.

10/10

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