Ermeneutica della musica leggera – “Pensiero Stupendo” di Patty Pravo. Scritto da R.C.

La canzone si apre con una melodia liquida, un ritmo arrendevole e sinuoso che prelude all’enigmaticità del testo. Le prime parole sono infatti dense di ermeticità:

E tu

E noi

E lei

Fra noi

Questa prima strofa è compatta. Si compone di appena una congiunzione ripetuta tre volte, un pronome ripetuto due volte, altri due pronomi e una preposizione. Tuttavia l’essenzialità del testo, ridotto all’osso, non pregiudica la comprensione della situazione che appare, almeno per il momento, chiaramente delineata. In primo luogo c’è un rapporto io-tu che si trasforma rapidamente in un “noi”; già in questo frangente, con appena quattro parole si ha l’introduzione di una probabile relazione (il “noi”) marcata però da una misteriosa distanza: l’anafora E…E… indica infatti due situazioni distinte e complementari. Con la terza frase si ha l’introduzione di un terzo elemento (lei). La tripla E in principio di frase comincia a confondere l’ascoltatore, ma al balenare della quarta frase lo schema relazionale diventa lampante: il “fra noi” indica che quel terzo elemento (il “lei”) si va a frapporre in quel “noi” ripetuto due volte, quindi cruciale, rivelando il mistero di quella distanza che avevamo sospettato sin dalla seconda riga. La voce è incerta, dolce, esitante, si può quasi affermare che non sia che una blanda appendice della melodia.

Con la seconda strofa abbiamo finalmente l’introduzione di un “io”:

Vorrei

Non so

Che lei

Oh, no…

Questo “io” è, come la voce aveva lasciato presagire, esitante ed incerto. Non è nemmeno pronunciato. Questo “io” vorrebbe qualche cosa, ma non sa che cosa, qualcosa riguardo a quel terzo elemento che impedisce il pieno realizzarsi del “noi” che abbiamo visto in precedenza, poi non lo vorrebbe più. Che cosa vorrebbe, questo soggetto esitante? Una provvisoria interpretazione potrebbe pensare che questo “io”, che probabilmente soffre per l’impossibilità di quel “noi” di realizzarsi pienamente in una relazione, vorrebbe la cancellazione totale del terzo elemento, l’eliminazione fisica di quella “lei” che si frappone fra l’ “io” e il suo amato “tu”. Ma l’ “io” sa di commettere un delitto anche solo pensando a questa eliminazione fisica; e infatti recede dal flusso dei suoi pensieri con un ambiguo “oh, no…

Andiamo avanti.

Le mani

Le sue

Pensiero stupendo

Nasce un poco strisciando

Si potrebbe trattare di bisogno d’amore

Meglio non dire.

Le nostre supposizioni sono parzialmente confermate. Questo “pensiero stupendo” che si fa largo “strisciando” nella mente dell’ “io” giunge in seguito al pensiero delle “mani” di “lei”. Che cosa sono, queste “mani di lei”? Appendici detestabili, perché appartengono a un intruso che impedisce il pieno realizzarsi del “noi”? Sono lo strumento con cui il terzo incomodo – o meglio, la terza incomoda – tiene alla larga l’ “io” dal “tu”, ma allo stesso tempo uno strumento di piacere che lega indissolubilmente lui a lei? Mani che forse, nell’immaginazione dell’ “io” narrante, si raffreddano inerti sul pavimento. Il “pensiero stupendo” è quindi un’immagine di cruda violenza suscitata dalla gelosia? Questa immagine cruenta è forse però il frutto di un disperato “bisogno d’amore”. Non è infatti la gelosia un malattia che colpisce solo chi è innamorato? In ogni caso, è meglio tacere (“non dire”). Tacere verso l’esterno, perché nessuno venga a sapere di questi pensieri morbosi, ma anche tacere verso sé stessi, per non indulgere in fantasie spietate. Qui la melodia separa nettamente le due strofe e si ha una sorta di cesura dopo la quale il ciclo ricomincia da capo.

E tu

E noi

E lei

Fra noi

Vorrei

Vorrei

E lei adesso sa che vorrei

Le mani

Le sue

O prima o poi…

Poteva accadere, sai

Si può scivolare se così si può dire

Questioni di cuore

Questa strofa è più lunga delle precedenti. Assomiglia quasi ad un discorso, fatto dall’ “io” al “tu”. In principio si ha il persistere della situazione delineata in precedenza. Poi si ha un doppio “vorrei”, ripetuto, che segnala il crescere dell’intensità del desiderio macabro di violenza. Il crescere dell’intensità è marcato anche dall’aumentare della potenza canora. Questo desiderio deve essersi in qualche modo palesato, perché ora “lei” ne è a conoscenza. Di nuovo un’immagine delle sue “mani”, le mani di “lei”, un’immagine ambigua e oscura, di difficile interpretazione, che però “o prima o poi” si concretizzerà. Infine c’è un’apostrofe diretta all’originario “tu”, oggetto del sentimento d’amore, in cui l’ “io” narrante spiega che può accadere di “scivolare”, cioè di commettere delle imprudenze, quando si tratta di questioni di cuore. Il nucleo di questa strofa, tuttavia, è il fatto incontrovertibile che ora “lei” sa. È di questo che l’ “io” si sta scusando con l’amato “tu”.

Pensiero stupendo

Nasce un poco strisciando

Si potrebbe trattare di bisogno d’amore

Meglio non dire…

E tu

E noi

E lei

Fra noi

Vorrei

Vorrei

E lei adesso sa che vorrei

Le mani

Le sue

E poi un’altra volta noi due

Vorrei

Per amore, per ridere

Dipende

Da me

La voce narrante si ripete sommando la ripetizione al crescere dell’intensità vocale. La situazione, uguale identica, si ripresenta, ormai è manifesto il fatto che “lei” sa, ricorre ancora l’immagine delle mani di “lei”. Si ha, dopo questa ricorrenza, un cambiamento: “E poi un’altra volta noi due”, che significa forse che l’ “io” narrante cancella i suoi tormenti morali abbandonandosi fra le braccia dell’amato, o forse significa, più propriamente, che dopo la ricorrente immagine di violenza, cioè dopo l’assassinio, l’ “io” narrante sarà libero di concretizzare “un’altra volta” il “noi” che è tanto importante. Ormai la questione deve essere affrontata: “dipende da me”, cioè dall’ “io”, se continuare ad alimentare quell’amore pericoloso o se limitarsi ad amare “per ridere”, cioè se auto-confinarsi definitivamente al ruolo dell’amante delusa. Ormai la situazione è tale che si è arrivati a un aut aut. E la tensione drammatica è portata all’estremo dall’improvviso climax vocale che ha l’aspetto di un grido liberatorio.

E tu

Ancora

E noi

Ancora

E lei

Un’altra volta fra noi

Le mani, questa volta sei tu

E lei

E lei, a poco a poco di più

Di più

Vicini per questioni di cuore, se cosi si può dire

Dirò

E tu

Ancora, e noi

Ancora, e lei un’altra volta fra noi

Fra noi

Fra noi…

Questa strofa è la chiave interpretativa dell’intero pezzo. Qui finalmente trova una sua collocazione anche l’immagine, precedentemente oscura, delle mani di “lei”. È tutto chiaro, adesso. Ed è anche chiaro che la nostra precedente interpretazione era in parte errata.

E tu, ancora, e noi, ancora, e lei, un’altra volta fra noi”, non è la vorticante allegoria di un’amore impossibile a causa dell’intromissione di un terzo incomodo. L’intero brano non parla di un’amante frustrata che sogna di realizzare il suo sogno tramite un omicidio. Nella frase “e lei, un’altra volta fra noi” non c’è propriamente nulla di allegorico. Questa strofa ci suggerisce anzi che frase debba essere intesa in senso letterale (!). “Lei” non è “fra noi” per metafora, ma fisicamente. “Pensiero stupendo” di Patty Pravo è la storia avvincente di un menage à trois. È la storia di una donna che si vergogna delle proprie fantasie omoerotiche (vorrei/non so/che lei/oh, no…), ne prende lentamente coscienza, è gradualmente sempre più attratta da un desiderio (le mani/le sue/pensiero stupendo) che allo stesso tempo tenta di respingere (meglio non dire), fino a che si trova improvvisamente imprigionata in un gorgo carnale di erotismo sfrenato e confuso (le mani, questa volta sei tu) mentre la pulsione saffica prevale (e lei/e lei, a poco a poco di più/di più). “”

 

Pensiero stupendo

Nasce un poco strisciando

Si potrebbe trattare di bisogno d’amore

Meglio non dire…

O prima o poi…

Poteva accadere, sai…

Si può scivolare…

Il finale della canzone rivela che la soddisfazione della pulsione omoerotica ha liberato la componente dominante nel carattere dell’ “io” femminile. La precedente gelosia verso il “tu” maschile si è trasformata in una sete di possesso del “lei” femminile, che forse in origine era vista davvero come una potenziale rivale. Ma nel finale della canzone, le blande giustificazioni che si ripetono (poteva accadere, sai…/si può scivolare…) sono ben diverse dalle prime, nei toni. La pulsione omoerotica, finalmente appagata, ha liberato l’ “io” femminile dalla dipendenza verso la controparte maschile e dai pregiudizi omofobici cattolico-borghesi. Finalmente appagata, la donna dopo aver raggiunto il climax orgasmico si rilassa e non teme più di doversi giustificare di fronte al partner per le proprie inclinazioni saffiche. E non è un caso che l’intero brano segua lo schema reichiano tensione/carica/scarica/distensione, in una parabola erotica che si impenna e poi decade, sprigionando una sensualità che ama nascondersi nei velluti di una melodia impregnata di ambigua e peccaminosa malizia.

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